No stâ viarzi chel armâr!: note di regia.

La scelta

Quando tre anni fa mi sottoposero questo copione, io non rimasi particolarmente colpito. Negli ultimi anni avevamo messo in scena delle commedie che avevano una morale chiara, netta, mentre Non aprire quell’armadio! non ne ha una così lampante. Inoltre lo avevo trovato un po’ troppo lungo e di difficile lettura, dato che non era stato scritto da un classico autore.

Corrado Petrucco è un professore universitario, che insegna Tecnologie della formazione. Ha scritto questo copione per una scommessa con degli amici attori, i quali sostenevano che oggi si ride solo per le battute dirette e che la comicità di situazione non esiste più.

Il mio timore era proprio il fatto che la mancanza di battute dirette, tanto care al nostro pubblico, potesse rendere la rappresentazione poco gradita, quantomeno non molto divertente. Mi spaventava anche il fatto che Carla, la protagonista, fosse sempre in scena, con tantissime battute, molte delle quali ripetitive, che rendevano difficile la memorizzazione e monotona la recitazione.

L’armadio

Dopo essermi convinto che il testo era alla nostra portata, dopo qualche “sforbiciata” per renderlo più breve e meno ripetitivo, iniziò il problema di che tipo d’armadio impiegare.

In rete avevo visto messe in scena di altre compagnie: una aveva scelto un armadio a due ante, non centrale sulla scena, mentre un’altra aveva trasformato tutta la parete di fondo in un immenso armadio. Non mi piaceva, volevo essere fedele al testo, che richiedeva un grande armadio, che desse l’idea d’essere più d’impiccio, ma che fosse centrale sulla scena, il vero protagonista.

Con i montatori abbiamo scartato l’ipotesi di un armadio stagionale classico per le difficoltà di starlo a smontare e rimontare ogni volta. Alla fine abbiamo optato per costruirlo con i pannelli della scenografia, chiedendo a Flavia Zorzini, la pittrice nostra compaesana, di disegnarci un armadio che fosse della fine dell’800, che sembrasse un pugno nell’occhio rispetto il resto della casa. E così è stato.

I movimenti

Quando abbiamo iniziato a provarlo in piedi col copione in mano, ci siamo resi conto che molte entrate ed uscite non erano state ben indicate dall’autore e che spesso gli attori si trovavano distribuiti sul palco in maniera per nulla equilibrata.

Nel primo atto ci sono le scene in cui i pazienti Gjovanin e Marie si raccontano. È una parte molto descrittiva, in cui il ritmo inevitabilmente tende a calare. Per rendere meno noiose queste scene, agli attori ho chiesto di modulare il più possibile il tono della voce e loro sono stati bravi a trovare dei piccoli gesti che rendessero divertenti questi piccoli monologhi.

Nel secondo atto abbiamo trovato molte difficoltà a coordinare le continue entrate ed uscite dei personaggi con ciò che stava accadendo sulla scena, in modo da mantenere una distribuzione sul palco adeguata, senza impallarsi ed ostacolarsi. Abbiamo lavorato molto sul ritmo, perché quello è essenziale per assicurare i tempi comici di ciò che accade sulla scena.

Il gruppo

Gli attori, già da quando hanno iniziato a muoversi sulla scena con il copione in mano, si sono trovati spesso disorientati. Lo spettacolo è lungo, quasi due ore, le battute ed i movimenti da ricordare sono molti e si susseguono rapidamente. Uno di loro ha detto: <<Non ho mai avuto un copione così pieno di correzioni, frecce, appunti come quest’anno!>>. Aveva ragione. Era un continuo correggere il tiro, modificare. Non riuscivamo mai a trovare la soluzione adatta. Quando mancava un mese alla prima, stavamo ancora facendo correzioni e modifiche. Alcuni erano sconfortati. Io mi chiedevo se avessi fatto la scelta giusta scegliendo questo copione, se avevo sottovalutato le difficoltà legate al testo.

Ad una settimana dal debutto il nervosismo era palpabile. Iniziamo le prove a teatro e, magicamente, tutto inizia ad incastrarsi alla perfezione.

Abbiamo fatto il miglior debutto che la nostra compagnia ricordi, senza un intoppo, senza una battuta dimenticata. Sei mesi di preparazione, 140 ore di prove hanno pagato, ma la strizza per il debutto ha fatto il miracolo.

Giuseppe “Pino” Serafini

Una risposta a “No stâ viarzi chel armâr!: note di regia.”

  1. Confermo in toto!
    Arbeit… Arbeit…
    Questo è il segreto!

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.