NEMÎS COME PRIME – Note di regia.

Quando il copione mi arrivò tra le mani per la prima lettura, fui subito colpito dal curriculum di tutto rispetto dell’autore, Gianni Clementi. Pensai che sicuramente sarebbe stato un copione ben scritto e difatti fui immediatamente catturato dalla scrittura, dalle battute, dalle situazioni comiche e dall’ambientazione. Mi piaceva anche il fatto che potevamo ritornare a fare uno spettacolo che non solo divertisse, ma che facesse anche riflettere, come furono Vecjo sì, ma no stupit (2016), Une famee in afit (2017) ed Interni cun limoncel (2018). Inoltre, finalmente, l’ambientazione non era il solito salotto/sala da pranzo!

L’assegnazione dei personaggi per Nemîs come prime m’è venuta spontanea: nei miei attori vedevo esattamente le caratteristiche fisiche e recitative richieste dal copione. La cosa che destò la mia preoccupazione, fu la parte di Gusto:  stare in scena un’ora e quaranta senza mai uscire di scena non è una cosa facile.

Ho avuto modo di guardare in rete alcuni video dello spettacolo messo in scena da altre compagnie in tutta Italia ed anche una rappresentazione dal vivo: tutte buone rappresentazioni, ma le ho trovate molto simili una all’altra. Parlando con la troupe, ho spiegato che volevo che la nostra messa in scena si caratterizzasse rispetto alle altre, che avesse qualcosa che la distinguesse.

La prima cosa che ho fermamente voluto in tal senso in Nemîs come prime, è stata l’utilizzo della barella, come richiesto dal copione. Trovavo bello l’effetto scenico suggerito dall’autore e mi chiedevo come mai nessuno l’avesse impiegata. Ben presto ho capito il perché: trovarne una è stata la cosa più difficile che abbiamo mai realizzato!

In seconda battuta ho chiesto ai miei attori di cercare di caratterizzare i loro personaggi in modo che fossero possibilmente diversi da come li avevano visti nei video degli altri spettacoli. Ecco dunque che Gusto diventa meno nevrotico ed urlante, Tine meno dimessa, Marcella che differenzia bene il suo temperamento tra il prima ed il dopo aver scoperto come volevano spartirsi l’eredità, Costeluta che fin da subito si capisce che della badante ha ben poco e l’Infermiere, che fa di tutto per rendersi irritante, essere l’opposto dell’infermiere che ci si aspetta in una Terapia Intensiva.

Pensando alla sala d’attesa di un ospedale, si pensa subito ad un luogo semplice, senza tanti fronzoli. Ciò non significa che per questo sia facile da realizzare in scena. In mente avevo un’idea, ma non nascondo che l’attenta osservazione di quelle realizzate nei video che ho visto m’hanno ispirato. Da loro ho cercato di prendere le cose che mi sono piaciute di più e le ho ricreate sulla scena di Nemîs come prime. La porta dell’ascensore credo sia il fiore all’occhiello di questa scenografia.

Nel decidere quali poster appendere sulle pareti della sala d’attesa, ne ho scelti tre per dei motivi ben precisi. Quello sulla prevenzione dell’infarto è logico, visto ciò che accade in scena. Quello sul dono del sangue è esattamente la campagna 2023 dell’AVIS e quello sulla violenza nei confronti del personale sanitario è attuale: ci piace essere sul pezzo. Inoltre, anche loro, come i costumi di scena, sono di tinte che non si confondono con la scenografia, anzi. Ho sempre creduto che i dettagli facciano la differenza.

Pino Serafini

https://www.compagniateatralelapipinate.it/2023-nemis-come-prime-sinossi/

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